La strage (IV)

Dopo aver costretto gli uomini di Tavolicci ad assistere all’uccisione dei loro congiunti, i militi li incolonnarono e li fecero muovere in direzione di Ca' Sem dove abitava la famiglia di Adolfo Perini composta da dieci persone.


Le sorelle Perini

Il fratello e il figlio erano nascosti nel bosco. Adolfo invece era al lavoro nel campo quando si sentì chiamare dalla figlia che dalla finestra di casa lo invitò a rientrare con urgenza. Raggiunta la strada un uomo in divisa fascista e accento marchigiano gli puntò il fucile e lo accompagnò fino a casa e lo chiuse nella stalla dove si trovavano gli altri sette componenti della famiglia: la mamma, la moglie, la nipote, tre figlie, il garzone Bacellini Adolfo di 14 anni ed un anziano di Tavolicci, Domenico Sartini di 79 anni, responsabile probabilmente di rallentare la marcia dei militi. Al suo posto i militi avevano unito agli uomini di Tavolicci il padre di Adolfo, Leopoldo Perini.


Cantina di Ca' Sem

Fuori della porta erano di guardia tre militi fascisti tutti marchigiani. Alla strage parteciparono infatti anche fascisti provenienti dalla vicina località di Sant’Agata Feltria e da Perticara. Ordinarono ai prigionieri di uscire dalla stalla e non fecero caso a Adolfo che si nascose dietro la porta e riuscì ad allontanarsi. Dopo venti minuti vedendo la casa bruciare ritornò e si adoperò per spegnere l’incendio pensando che i famigliari fossero stati portati via dai militi. Quando capitò davanti alla porta della cantina vide che era chiusa a chiave dall’esterno e apertala trovò i corpi dei propri congiunti crivellati dai colpi di arma da fuoco.


Casanova

Un altro reparto aveva raggiunto Casanova e si limitò ad incendiarla poiché gli abitanti si erano allontanati, messi in allarme dagli incendi delle abitazioni di Tavolicci.


Campo del Fabbro

Dopo la strage di Ca’ Sem i militi proseguirono per Campo del Fabbro dove risiedeva la famiglia di Fortunato Zanchini. La casa era stata frequentata dai partigiani. Gli abitanti, ormai consapevoli del pericolo, si erano allontanati. Gli uomini di Tavolicci furono chiusi nelle stalle. Uno cercò di fuggire, ripreso fu torturato e ucciso nello stalluccio dove la famiglia teneva la cavalla. Gli altri furono uccisi a gruppi di tre, sei nelle due stalle delle mucche, gli altri tre nella cantina. Le modalità con cui furono uccisi gli uomini di Tavolicci denota una buona conoscenza da parte degli uccisori delle loro vittime.