Tavolicci

Per raggiungere Tavolicci si prende la strada E 45 e si esce a Sarsina, si oltrepassata l’abitato e dopo circa 800 metri sulla sinistra, si incontra l’indicazione Tavolicci km 13. Attraversato il ponte sul Savio, si comincia a salire, lasciando sulla destra il maestoso Palazzo del Piano, di origine cinquecentesca. Lungo il percorso è possibile ammirare il manto ondulato, tipico dei fondali marini, delle rocce affiorate nel periodo del pleistocene.

Tavolicci è situata a 825 metri d’altitudine, in una quiete apparentemente imperturbabile, quasi fuori dal tempo. Al centro dell’abitato, ben visibile, si trova la Casa dell’eccidio.

Nel luogo dove sorgevano i locali in cui si consumò la strage, crollati in seguito all’incendio dell’edificio, vi sono due lapidi: una con i nomi e l’età delle 64 vittime, l’altra con il testo del Memoriale sull’eccidio di Tavolicci scritto il 22 ottobre 1945 da don Giovanni Babini, all’epoca parroco della vicina frazione di Pereto.

"La sera del 21 Luglio 1944 una squadra di n. 5 agenti di polizia italo-tedesca si portava a Tavolicci (piccola borgata di circa 80 abitanti posta nel comune di Verghereto, Forlì, Parrocchia di S. Maria in Montegiusto). Perlustrarono tutto il paese, penetrarono in tutte le case, simulando grande gentilezza e cortesia ed assicurando alla popolazione che contro di essa non sarebbe stato fatto nulla e che quindi dormisse nella propria abitazione.

La mattina seguente un’ora avanti il giorno, mentre gli abitanti di Tavolicci dormivano ancora tranquilli così vigliaccamente ingannati, una squadra di agenti di polizia italo-tedesca (in numero di circa 40) come belve feroci irrompevano nel paese.

Alcuni circondandolo con mitragliatrici ed altri penetrando con violenza nelle abitazioni, imponendo a tutti gli abitanti di alzarsi e vestirsi immediatamente. Intanto gli uomini validi e giovani venivano legati con funi e tratti sulla piccola piazzetta del paese affinché fossero spettatori del massacro e del martirio delle loro donne e dei loro bambini. Gli uomini vecchi ed invalidi furono barbaramente uccisi sulla soglia delle loro abitazioni, tutte le donne e i bambini furono con spinte e minacce, rivoltella alla mano, radunati in un piccolo ambiente e fu loro intimato di stendersi a terra: erano madri urlanti e stringenti al petto i loro neonati, erano ragazze nel fior della vita che imploravano pietà e misericordia, erano piccoli fanciulli atterriti che attaccati alle gonne delle loro madri piangevano e chiedevano pane. Il boia che aveva la faccia mascherata e che parlava benissimo l’italiano, sulla soglia della porta, atteso il momento opportuno, sparò varie raffiche di mitragliatrice su quel cumulo di vittime innocenti che inutilmente imploravano misericordia. Poi si ritirò chiudendo la porta, ma sentendo ancora delle grida, dei gemiti, ritornò per ben due volte sparando vari colpi di rivoltella sulle persone che accennavano ancora qualche segno di vita. Alcune donne e bambini che tentavano di fuggire furono barbaramente uccisi e massacrati. Una piccola fanciulla di cinque anni che forse aveva tentato di darsi alla fuga fu trovata completamente sventrata. Finalmente per coprire in parte il massacro e non lasciare tracce dell’orrendo delitto venne appiccato fuoco al locale sottostante, adibito a stalla, unitamente ad un paio di vacche, e così molti di quegli innocenti finirono bruciati vivi. Intanto altri agenti si erano versati contro le abitazioni e quindi rubavano ed asportavano ciò che faceva loro comodo e poi appiccarono fuoco a tutte le case. Gli uomini arrestati venivano trascinati a Campo del Fabbro (Comune di S. Agata Feltria) a circa due chilometri di distanza e quivi venivano tutti orrendamente massacrati ed uccisi. Qualche donna e qualche fanciullo anche feriti riuscirono ad evadere alla vigilanza delle guardie e mettersi in salvo; altri riuscirono alla partenza degli agenti a fuggire dalla prigione in mezzo alle fiamme ed al fumo".

Tavolicci  bambini

All’interno della Casa il pian terreno ospita la mostra fotografico documentaria: "Stragi ed uccisioni in provincia di Forlì" distribuita in quattro stanze corrispondenti ad altrettante aree geografiche: Forlì, Tavolicci, Cesena, le Vallate e Rimini. La mostra documenta la "guerra ai civili" condotta dal Comando tedesco per reprimere il movimento partigiano operante sulla Linea Gotica. L’ultima stanza ospita anche un telaio per tessere. La casa oltre ad abitazione era luogo di produzione di una economia basata in gran parte sull’autoconsumo; il telaio è anche il simbolo della complessa trama dei fili della memoria. 

Al piano rialzato, le opere in rame che si ammirano alle pareti sono dello scultore Lucio Cangini e rappresentano scene della strage di Tavolicci. Due vetrinette espongono foto scattate durante i lavori di recupero e restauro della Casa dell’eccidio eseguiti per volere dell’Amministrazione provinciale di Forlì-Cesena, del Comune di Verghereto, della Regione Emilia-Romagna e della Comunità Montana Cesenate. L’attigua aula didattica è attrezzata per la visione di filmati, per incontri e attività laboratoriali. Il primo piano, al quale si accede per mezzo della scala esterna, ospita i quadri donati dagli artisti della provincia di Forlì-Cesena alla Casa dell’eccidio. Nel solaio (al momento escluso dalla visita) è stata ricostruita una camera da letto in uso all’epoca. Questi locali saranno attrezzati per permettere a scolaresche e famiglie brevi soggiorni in un luogo montano paesaggisticamente molto suggestivo e carico di memoria.

L’eccidio di Tavolicci solo dagli anni Settanta è oggetto di specifici studi. La popolazione di questo territorio, estranea alla Resistenza attiva, divenne vittima della strategia del terrore nazifascista contro i civili che si proponeva di creare terra bruciata intorno alle formazioni dei resistenti. Le ricerche sono state sintetizzate nel volume Tavolicci e l’area dei tre vescovi. Una comunità pietrificata dalla guerra, di Ennio Bonali, Roberto Branchetti, Sergio Lolletti (Cesena, Il Ponte Vecchio, 1994) e, più di recente, nel volume Tavolicci 22 luglio 1944. Protagonisti e retroscena di una strage nascosta, di Marco Renzi (Cesena, Il Ponte Vecchio, 2008). Le ore di serenità campestre che precedettero la tragedia, riempite dalle voci, dai colori e dai suoni dell’estate, sono raccontate con un ritmo straordinariamente evocativo ed efficace da Efrem Satanassi nel più bello dei suoi romanzi: Il sogno di Doro. Particolarmente toccante il documentario di David Becchetti, Antonio Scaramella e Daniel Visentin, 22 luglio 1944, una memoria che raccoglie le testimonianze dei superstiti della strage. Di grande valenza didattica il documentario Sentieri, girato dai ragazzi delle scuole di Verghereto e Alfero nell’ambito del progetto Memoria e Territorio. Questo progetto, inserito nel "Piano di offerta formativa" dell’Istituto comprensivo di Bagno di Romagna e avviato per la prima volta nell’anno scolastico 2000-2001, ha come obiettivo di documentare e illustrare la vita quotidiana (negli anni ‘30 e ‘40 del Novecento) a Tavolicci e nelle frazioni limitrofe, attraverso la raccolta di testimonianze, documenti, fotografie e cartoline. L’attività del primo biennio è divenuta un libro dal titolo Progetto Memoria e Territorio, a cura di Manuela Bianchi, Maria Pia Gregari, Rosanna Righi, Giordano Moretti, Giuliano Spignoli, edito dalla Casa editrice Il Ponte Vecchio di Cesena.

I risultati delle attività laboratoriali (cartelli, tabelle e altri manufatti) guidano ai luoghi e ai modi della strage. Dal 2003 nel mese di maggio, nella Casa dell’eccidio, si svolge la scuola di pace con la partecipazione di numerose classi delle scuole medie di Cesena, Forlì e altre località.

Tavolicci scuole

Il Coordinamento per i luoghi della memoria è impegnato affinché siano create occasioni di sosta per camper e campeggiatori e perché la Casa dell’eccidio sia sempre più attrezzata per ospitarvi attività e laboratori didattici permanenti e sia frequentata dagli studenti, dai giovani, dai cittadini e dagli studiosi. 

I luoghi si prestano per escursioni di carattere naturalistico e storico. Gli sportivi e gli amanti del trekking possono percorre il Sentiero della memoria, un anello che parte dalla Casa dell’eccidio, collega le località di Ca’ Sem, Casanova, Campo del Fabbro (gli altri luoghi della strage), prosegue per Rivolpaio, sale verso il Palazzo e ritorna a Tavolicci. Il sentiero è percorribile in mountain bike o a piedi. In quest’ultimo caso la durata è di oltre due ore. A Ca’ Sem, distante 25 minuti di cammino, è stato aperto un bed and breakfast. Ca’ Sem è raggiungibile in auto percorrendo la strada provinciale. A due chilometri da Tavolicci un’indicazione segnala la strada sterrata che vi conduce.

Altro suggestivo sentiero è quello che congiunge Tavolicci a Fragheto da alcuni anni percorso, il 25 aprile, dai partecipanti alla marcia della pace Fragheto-Tavolicci. Inoltre l’area circostante Tavolicci è caratterizzata da validi luoghi turistici come le Capanne e le Balze ed è possibile raggiungere in poco più di mezz’ora di macchina le pendici del Monte Fumaiolo, fresca meta per le escursioni estive. Il Fumaiolo dall’alto dei suoi 1407 metri sovrasta quattro vallate sottostanti, all’incrocio fra tre Regioni: Romagna, Marche e Toscana. Questo territorio, ideale per le escursioni a piedi, a cavallo o in bicicletta, è un vero e proprio paradiso naturalistico coperto da boschi di querce, faggi e castagni e abitato da lupi, daini, caprioli, cinghiali. Su queste cime non è difficile cogliere il volo dell’aquila e del falco. Alle pendici del monte, immerso nei boschi, sorge l’eremo di S. Alberico, uno dei più importanti luoghi spirituali dell’Emilia-Romagna. Dal Fumaiolo nasce il fiume Tevere: è proprio a questa paternità che il monte deve gran parte della sua valenza storica. Il Tevere, fiume simbolo della romanità, nasce da due "vene" situate tra i faggi del Monte Fumaiolo che sono visitabili percorrendo a piedi un bel sentiero che si snoda dalla sommità fino alla strada sottostante. Dagli anni Trenta la sorgente del Tevere è segnalata da una colonna di marmo su cui è sovrapposta un’aquila, uno dei simboli principali dell’Italia fascista che richiamava i fasti dell’Impero romano.

Per visite guidate alla Casa dell'eccidio contattare il Comune di Verghereto (tel. 0543.902313) o l’Istituto storico (tel. 0543.28999). La casa è aperta nel periodo maggio-settembre, il giovedì pomeriggio e nelle giornate di sabato e domenica.

"Resistenza Mappe" - Tavolicci (galleria fotografica)

 

La strage: due sere prima, testimonianze

<<Sono venuti…si sono messi da parte…e dicevano “Qui mettiamo dei manifesti e non vi deve molestare nessuno. Non vi devono fare niente…non dovete uscire di casa perché adesso vi diamo dei manifesti e così ve li mettiamo sulla porta e voi non siete disturbati…Si due-tre sere prima hanno detto così…Io ero una bambina. Stavo lì così da parte. Ho visto questi due che si sono messi là a discutere. Io mi sono avvicinata, avevo otto anni…e ho sentito che dicevano proprio così: “Che macello che si farà. Ci sono delle belle ragazze che si bevono in un bicchier d’acqua. E pensare che li uccideremo tutti…” E allora dopo io l’ho detto col mio babbo, con gli altri”Io così e così ho sentito! Però dato che ero una bambina non sono stata creduta” >>

(Testimonianza di Cecilia Alessandrini raccolta da Roberto Branchetti)

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La strage

“La sera del 21 Luglio 1944 una squadra di n. 5 agenti di polizia italo-tedesca si portava a Tavolicci (piccola borgata di circa 80 abitanti posta nel comune di Verghereto, Forlì, Parrocchia di S. Maria in Montegiusto). Perlustrarono tutto il paese, penetrarono in tutte le case, simulando grande gentilezza e cortesia ed assicurando alla popolazione che contro di essa non sarebbe stato fatto nulla e che quindi dormisse nella propria abitazione.

La mattina seguente un’ora avanti il giorno, mentre gli abitanti di Tavolicci dormivano ancora tranquilli così vigliaccamente ingannati, una squadra di agenti di polizia italo-tedesca (in numero di circa 40) come belve feroci irrompevano nel paese. Alcuni circondandolo con mitragliatrici ed altri penetrando con violenza nelle abitazioni, imponendo a tutti gli abitanti di alzarsi e vestirsi immediatamente.

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La strage: prima parte

Per sfuggire alle fiamme Cesira Castronai con in braccio il figlioletto Pietro, di 14 giorni, seguita dai figli Domenico di anni 17, Maria di anni 16, Giovanni di 5, dal giovane Gino Sartini di anni 13 e dalla bimba Cecilia Alessandrini di anni 8, rimasti illesi o non gravemente feriti dalle pallottole, si portarono al piano superiore, ma ben presto il fumo e le fiamme resero anche quel luogo inabitabile.

La Castronai decise di uscire sul tetto attraverso una finestra assieme alla figlioletta Elisa di 4 anni. Un milite le sparò senza colpirla e lei implorò di essere salvata ma un altro milite fece fuoco e uccise lei e la figlia. Il suo corpo rotolò a terra, quello della figlioletta non fu più trovato, probabilmente fu completamente distrutto dalle fiamme.

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La strage continua

Dopo aver costretto gli uomini di Tavolicci ad assistere all’uccisione dei loro congiunti, i militi li incolonnarono e li fecero muovere in direzione di Ca Sem dove abitava la famiglia di Adolfo Perini  composta da dieci persone.

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Le vittime: la pluriclasse

Le vittime della pluriclasse.

Prima fila in basso, da sinistra a destra:
1. ADRIANA SARTINI di Tavolicci, di anni 8, superstite
2. IVO SARTINI di anni 9, morto nella strage
3. RENATO SARTINI di Tavolicci, di 12 anni, morto nella strage
4. IDA SARTINI di Tavolicci, di 10 anni, morta nella strage

Seconda fila dal basso, da sinistra a destra:
5. ANNITA “TINA” GABRIELLI di Tavolicci, di anni 13, morta nella strage
6. MARIA SARTINI di Tavolicci, di 14 anni, morta nella strage
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I partigiani