La strage: approfondimenti

I reparti del IV battaglione di volontari della polizia italo – tedesca, che la mattina del 22 luglio 1944 perpetrarono la strage, provenivano da San Donato di S. Agata Feltria, Balze, Sarsina località in cui erano alloggiati e nel corso della notte giunsero nel piccolo bosco nei pressi di Tavolicci. I cani  del borgo erano irrequieti e due giovani Leopoldo Sartini e Giuseppe Botti decisero di tornare a dormire nel rifugio fuori dal paese. All'alba, i poliziotti, il cui numero non è stato possibile accertare con precisione ma non meno di 80, circondarono il piccolo borgo, entrarono in tutte le case e costrinsero gli abitanti ad uscire. Due ultraottantenni e infermi Domenico Sartini e la moglie Benilde Montini furono lasciati nel loro letto e nessuno dei poliziotti si presentò nella stanza di Domenico Babini. Fatti usciure gli abitanti, gli uomini furono separati dalle donne e dai bambini. Chi non sottostava immediatamente agli ordini veniva ucciso come nel caso di Francesco Sartini che chiedeva di poter assistere la salma della moglie Francesca Botti deceduta la sera prima, e di Giuseppe Sartini freddato sulla porta di casa della figlia Giovanna che stava disperatamente cercando ignorando le intimazioni dei poliziotti di unirsi agli altri uomini.

Donne, bambini e ragazzini furono rinchiusi nella cucina a piano terra di Domenico Bacellini mentre le case venivano spogliate delle cose di valore e incendiate. Gli uomini, dopo essere stati legati gli uni agli altri, furono portati sulla piazzetta antistante il locale dove erano rinchiusi le donne e i bambini. Poi un poliziotto aprì la porta del locale dove erano le donne e i bambini e ordinò di stendersi a terra, poi iniziò a sparare. Il poliziotto sospese le raffiche per ricaricare il mitra, Cesira Castronai con in braccio Pietro, l'ultimo nato di 15 giorni, seguita dai figli Domenico detto Doro di 17 anni, Maria di 14 con in braccio la sorellina Elisa di 4 anni e da Gino Sartini, un ragazzino di 13 anni, salì la scaletta che portava al piano di sopra. Nel piano sottostante il milite riprese a scaricare il mitra sulle donne e i bambini e poi sparò colpi di pistola verso chi si lamentava. Nel frattempo altri militi incendiavano la stalla sottostante e le fiamme e il fumo invasero l'ambiente. Un intenso fumo salì anche al piano di sopra e la Castronai aprì la finestra e salì sul tetto, Maria consegnò la sorellina Elisa nelle braccia della mamma e una raffica di mitra le uccise entrambe. Diverse donne ferite, ma in grado di muoversi, in preda alle fiamme raggiunsero la porta e uscirono all'esterno e furono uccise a colpi di mitra dai militi. Anche al piano di sopra l'aria era ormai irrespirabile. Doro, al quale la madre aveva consegnato il piccolo Pietro, salì sul tetto assieme all'amico Gino. Misero il piccolo fra due lastre con l'intendimento di tornare a prenderlo, poi salirono sul tetto più alto e con un balzo di quasi tre metri si gettarono nell'orto e poi nel campo del grano guadagnando la salvezza. Maria, invece, non ebbe il coraggio di  salire sul tetto e ridiscesa la scala tornò nella stanza sotto, prese in braccio il piccolo Renzo Sartini di un anno e per mano il fratellino Giovanni di 5 anni, rimasti quasi incolumi, e uscì, e si avviò verso il rifugio dove sapeva che i giovani di Tavolicci erano soliti nascondersi. Dal locale in fiamme uscì anche la piccola Adriana Sartini e fra i corpi delle donne uccise vide quello della mamma mentre da dentro la stanza le giungevano le invocazioni della sorellina Maria, che aveva le gambine spezzate dalle pallottole e non poteva muoversi. Adriana rientrò tra le fiamme, la prese in braccio e la portò in salvo. Dalla stanza in fiamme, nonostante le gravi ferite alle gambe, riuscì a trascinarsi fuori anche Leonardi Argia. Appena fuori chiamò i figli perchè la raggiungessero, Gabriella di quattro anni, rimasta illesa la raggiunse e un milite con la baionetta la sventrò, mentre un altro figlio invocava il suo aiuto perchè preda delle fiamme. Poi il pavimento crollò. Argia svenne e creduta morta non le fu dato il colpo di grazia. Anche altre due donne erano riuscite a raggiungere l'uscita e credute morte non ebbero il colpo di grazia: Manzi Cecilia di 61 anni e Annunziata Gabrielli di 24. Dina Perini, di otto anni, che era riuscita a salire al piano di sopra e poi sui tetti, lentamente ridiscese il muro della casa mettendo i piedini nelle fessure createsi fra un sasso e l'altro della casa, raggiunse terra mentre gli ultimi due poliziotti stavano allontanandosi e finsero di non vederla. Adriana e Dina sentirono dei gemiti sullato sinistro della casa e si portarono per vedere l'origine di quel pianto e trovarono il piccolo Pietro che era precipitato dal tetto su una "spularola" del grano.  

Cecilia Alessandrini figlia di Argia si salvò

 

I Castronai
I Castronai

Doro
Doro

Morirono nella Casa dell’eccidio di Tavolicci quarantaquattro persone. Ventinove nella stanza in cui erano state rinchiuse colpite dalle pallottole o bruciate vive perché impossibilitate a muoversi per le ferite; undici appena uscite dalla casa; due sul tetto e due, Pietro Gabrielli di 14 giorni e Benilde Sartini di 10 anni, perirono dopo alcuni giorni.  

Morirono a Tavolicci: (...)


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